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PIANI INCLINATI: recensione

DAL GIALLO AL NERO PASSANDO PER MILLE GRADAZIONI  

Il genere Giallo (o Crime per gli anglofoni) è da sempre famoso per la sua estrema duttilità. 

Che siano Libri, Cinema, VideoGame o Serie TV è indifferente. Se ben utilizzato si adatta a tutto, e soprattutto è apprezzato da qualunque estrazione sociale.

Si tinge in Giallo il ragazzino che si guarda “Elementary” così come il professore che legge Conan Doyle. Persino le casalinghe settantenni ne sono “vittime” ogni volta che la signora Fletcher risolve un omicidio. 

Nonostante la diffusione non è facile definirlo, e nel corso degli anni il genere si è evoluto nelle più disparate varianti.  

Descriverle in poche righe sarebbe inutile, quindi mi limiterò ad una sola: Il Thriller.

Questo specifico sottogenere nasce dalla collaborazione tra cinema e letteratura, e sacrifica l’indagine in favore di suspance e coinvolgimento emotivo. Il Romanzo che andremo a recensire è “Piani inclinati” di Eleonora Carta.

Si tratta di un Giallo con decise venature Thriller, genere che l’autrice ha dimostrato di conoscere nel suo precedente lavoro “La Consistenza dell’Acqua”. Come sarà questa nuova fatica?  

SEMPRE PiU’ IN GIU’, SEMPRE PIU’ VELOCE, INESORABILE  

Come Fisica insegna, per scatenare un moto serve una spinta iniziale e non necessariamente eclatante.

Spesso è in sordina, addirittura banale, ma la banalità dura poco e presto tutto inizia a scorrere. 

Daniele Fois è di ronda sul Limbara per un compito piuttosto delicato: Niccolò Solinas, di anni 7, è scomparso da tre giorni. Le sue ricerche vanno a buon fine, ma l’esito non è fausto, Niccolò viene ritrovato morto, legato e con evidenti segni di strangolamento

La Compagnia dei Carabinieri di Tempio gestita dal Comandante Marchioro è del tutto impreparata, ma non si tratta di “semplice” incompetenza, c’è dell’altro: i Sardi sono un popolo diffidente e indecifrabile per un comandante veneto.

Le indagini procedono a rilento, ed il poco vantaggio è immediatamente bruciato dalla Stampa. Il Ministero però non rimane a guardare, e affida il caso a Linda De Falco, ufficiale del ROS dal curriculum cristallino.  

La spinta è stata data, il grave inizia a muoversi…Che tipo di moto scatenerà Linda de Falco?  

PERFETTAMENTE BILANCIATO, COSI’ DEVE ESSERE  

Il Thriller in questione è abbastanza atipico, in quanto ambientato interamente in Sardegna.

L’isola non sarà solo una “cornice pittoresca” ma un vero e proprio personaggio, onnipresente come una divinità

Ogni singola pagina del libro trasuda sardità, e la si può cogliere sia nelle numerose sezioni descrittive sia da piccoli, ma significativi dettagli: c’è Sardegna nell’immenso Limbara, così come in un pranzo a base di pane e salsiccia, c’è Sardegna nel mare e nei modi schivi della gente, nel caldo, nei boschi, e in una piccola seadas. 

L’autrice però non si limita a descriverne le meraviglie, ma anche le asperità. Incendi, abusivismo edilizio e soprattutto Omertà sono quasi legate a doppio filo, e per paradosso, convivono perfettamente in una terra tanto bella quanto severa.

Il risultato è ottimo e, a dispetto del titolo, l’isola risulta essere l’unico personaggio in perfetto equilibrio.  

DUE OPPOSTI, DUE VOCI DIVERSE DELLO STESSO CORO  

Un’ambientazione del genere, per quanto forte, ha bisogno di “casse di risonanza” che ne esaltino i contrasti.

Il “compito” è affidato ai personaggi sardi, che con i loro modi “da isolani” aggiungono ulteriore dettaglio ad un’offerta già di per sé consistente.

Tra di loro, due risultano particolarmente significativi: il primo è Daniele Fois, guardia forestale nonché scopritore del cadavere. 

Di per sé è un personaggio abbastanza bidimensionale, la classica figura positiva, solitaria e tutta incentrata sul lavoro.

Di fatto, è una rappresentazione tangibile di tutti i pregi insiti in Sardegna

Daniele è schivo, diffidente e lento a socializzare, ma una volta che lo si conosce esplode in un amore profondo verso la natura e il suo lavoro. Inoltre dimostra un insolito lato “materno” che lo porta ad essere vicino, ma con delicata discrezione. 

Il monte Limbara, a cui spesso viene associato, tende ad esaltarne le qualità aggiungendo un tocco di “granitica sicurezza”.

Fa da controcanto Marino Flores“nemesi” di Fois e perfetto rappresentante del “lato negativo” della Sardegna: tamarro, vanesio, spesso in preda all’ira e ad azioni fuori luogo Flores fa di tutto per inimicarsi il lettore, riuscendoci perfettamente.

A completare l’opera ci pensa la professione del personaggio che, occupandosi di edilizia, è facilmente associabile alla piaga dell’abusivismo.

Altra nota interessante è che spesso viene associato a territori pianeggianti ed urbanizzati, in ulteriore contrasto con Fois.  

LISCIA, PESANTE, PRIVA DI DIFETTO…PERFETTA PER ROTOLARE  

La protagonista del libro è Linda de Falco, Maggiore del ROS dalla carriera brillante

Linda non è sarda e giunge da Roma per aiutare la squadra del Comandante Marchioro, in evidente difficoltà.

Fin dalle prime righe il personaggio che emerge è quello della donna algida e dal carattere forte e, per buona parte della trama, non vedremo niente di più. 

Nella prima parte, i suoi modi austeri non sono sempre graditi e alla lunga risultano addirittura scontati.

Tuttavia il personaggio è destinato ad un’evoluzione che non sarà graduale ma esponenziale, similmente a quella di una sfera che corre su un piano inclinato. 

Descrivere come questo avvenga sarebbe uno spoiler, quindi mi limiterò a dire che la Sardegna sarà la famosa spinta che attiverà “la corsa di Linda”. 

Per tutta la durata le libro, Linda continuerà a cadere attratta dalla dualità dell’isola.

L’autrice fa un ottimo lavoro, e utilizza un mix di fatti e pensieri per tracciare il percorso/evoluzione della protagonista. 

Anche Linda è associata a un elemento naturale, ma con una leggera variazione in quanto non-sarda: Linda è il Mare, con il quale ha un rapporto simbiotico e rigenerante.

Spesso leggeremo delle sue nuotate ed ogni volta scorgeremo scampoli della “vera Linda”, quella che si nasconde dietro il Maggiore dei ROS. 

Lo stile durante le sessioni di nuoto è interessante e spazia in diverse combinazioni.

A volte leggeremo una dettagliata descrizione del paesaggio, a volte ci immergeremo nei pensieri di Linda, altre volte conosceremo diverse prospettive.

Tutta la storia si ferma quando Linda nuota, e quasi ci sembra di nuotare con lei.  

ROLLERCOSTER OF LOVE  

Il Thriller ha una trama lineare e i capitoli sono suddivisi dal semplice trascorrere dei giorni.

L’espediente è molto simile a quanto visto in Shining, ma mentre nel film serviva a scandire il lento declino verso la follia, qui evidenzia l’emergenza dell’indagine. 

La prima parte è esplosiva, specie nel capitolo dedicato al ritrovamento di Niccolò, nel quale la scrittura si fa densa e ricca di dettagli, per poi stemperarsi durante l’indagine di Marchioro. 

L’ interesse è mantenuto vivo dal continuo imbastirsi della trama che mescola bene territorio, tradizioni e indagini scalcinate.

La seconda parte coincide con l’introduzione di Linda, e se da un lato fa un ottimo lavoro con la gestione dei personaggi, dall’altro non riesce a mantenere vivo l’interesse per l’indagine.

Essa infatti assume dei tratti fin troppo realistici e fatica a rendersi avvincente. 

Qualche spiraglio di luce lo offrono gli “Intermezzi e le già citate sessioni di nuoto di Linda, ma non bastano a compensare l’incedere di una trama “a metà”.

Tuttavia, è proprio in quei saltuari intermezzi che si nasconde una sorpresa, in quanto la loro funzione è duplice: non servono solo a “reggere”, ma preparano il terreno per una terza parte assolutamente esplosiva. Volendo darle una collocazione, essa inizia quando le indagini giungono ad una svolta, ravvivando l’interesse del lettore.

Da lì in poi, tutto quello seminato nelle pagine precedenti verrà violentemente a galla superando gli sfarzi visti nella prima parte.

Volendo fare un paragone, la trama di “Piani Inclinati” è come un giro atipico sulle montagne russe, in cui la lenta salita che porta alla fastidiosa discesa è a metà piuttosto che all’inizio.  

IN PUNTA DI PENNA  

Lo stile è come un “Eroe nascosto” che permette il perfetto miscelamento delle parti.

Nel caso di “Piani Inclinati”, la miglior definizione è “In punta di penna”. Gran parte del libro è scritto con una certa delicatezza, e le descrizioni assumono i contorni di chi è presente ma non vuole disturbare.

La dovizia di dettagli non manca (l’influenza kingiana è evidente, specie all’inizio) e in alcuni momenti il lettore ha la sensazione di “violare la privacy dei personaggi” sbirciando in dettagli fin troppo intimi.

Gli studi in Giurisprudenza dell’autrice faranno capolino quando il libro tratterà argomenti quali l’abusivismo edilizio, i sequestri di persona, o anche in banali lettere formali, dando valore aggiunto al romanzo.

Al “punta di penna” è affiancato un altro stile che, sebbene sia utilizzato per poche pagine, risulta fondamentale.

Esso emerge durante gli “Intermezzi”, e utilizzando la prima persona racconta i pensieri di quello che, pare, sia il killer. Si tratta di un ottimo esempio di “scrittura attiva” ed oltre a raccontare, tratteggia perfettamente carattere, manie ed estrazione sociale del personaggio.

Purtroppo non mancano i difetti, in quanto a volte il romanzo si perde in descrizioni “fine a sé stesse” che non danno valore aggiunto, ed anzi appesantiscono la narrazione. 

Per fortuna si tratta di lievi sbavature che non influiscono sulla qualità generale.  

GIUDIZIO FINALE  

Ambientazione atipica, stile delicato, parte finale epica. L’ottima miscela di questi elementi eleva “Piani Inclinati” dall’anonimato, donandogli personalità e carattere.

I personaggi, nonostante i loro difetti, sapranno conquistarvi, ingabbiandovi in una tela preparata pazientemente per 300 pagine.

Sentiremo ancora parlare di Linda de Falco in un prossimo futuro, e quando questo succederà, saremo pronti ad accoglierla.

TitoloPiani inclinati
AutoreEleonora Carta
EditorePiemme
Pagine448 p., Rilegato
Anno edizione2020
In commercio dal25 agosto 2020
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