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ORANGE: RECENSIONE

Conducevo una ricerca matta e disperatissima. L’oggetto della mia ricerca erano emozioni forti, serie, scure. Ho trovato pane per i miei denti ? Forse.

Orange è un’opera che va vissuta in pieno; ci si deve predisporre mentalmente, aprire le porte dello spirito mettendo da parte i pregiudizi da guardatore di Shounen. So che siete abusatori di Shounen, e che avete visto anche quelli di bassissima lega, piuttosto che scadere negli Shojo.

Ebbene, i severi target giapponesi sono una gran buffonata. Ma questo è un altro discorso.
Intanto Wikipedia stabilisce che Orange è si un Shojo, ma è anche Seinen. Quindi, carissimo, hai una già pronta una scusa per il tuo ego.

Veniamo all’opera. Inutile dilungarsi sull’intreccio, dirò solo che i fili sono tirati bene, hanno colori e materiali diversi, lana, cotone, ma anche fil di ferro.

Questa metafora, mi serviva per evidenziare la moltitudine di temi trattati e i risvolti che ne conseguono, nonostante le tematiche siano tante, l’autore è riuscito a farle stare bene insieme come l’amatriciana con il pecorino.

Giusto un’esca per invogliarti a guardare Orange: una ragazza casa scuola e chiesa (o ciò che ne fa le veci nella terra del Sol Levante), riceve una lettera da se stessa.

La se stessa di dieci anni dopo. Si preannunciano quindi vortici di problemi legati alla sua vita, alla sua intimità e all’ecosistema sociale che gira intorno a lei.

La ragazza è in questione è Hano, ed è la protagonista; ma non l’unica. Abbiamo infatti anche un co protagonista maschile, Kakeru Naruse.

Vorrei parlare di lui scrivendo righe su righe circa tutto il lavoro psico sociale che l’autore ha voluto caricare sulle esili spalle di questo player.

Non lo farò, potrebbe innescare una situazione di pregiudizio su questo personaggio, che invece va approfondito e ragionato. Scrivo infatti questa “recensione” dieci giorni dopo aver concluso la visione.

Questo perchè la mente si deve raffreddare, deve tornare imparziale. Ricordiamoci che Orange rimane comunque uno Shojo, è dunque denso di complessi relazionali grossi come le querele di Travaglio; aggravati dalla lettera dal futuro.

La lettera dal futuro è un furbo pretesto per far si che il tuo ego freezeriano possa accettare i fremiti, le lacrime, le botte di estrogeni che arrivano da tutte le parti. Una volta che avrete accettato tutto questo vi accorgerete che, in fondo, vi piace.

Ma quali sono i temi che l’autore propone ? Scriverò solo quelli che io ho colto, dunque è facile che non siano tutti: elementi di fantascienza (lettera dal futuro), autoanalisi psichica, relazioni tra generi diversi in un contesto granitico come quello scolastico giapponese, le relazioni famigliari tossiche e instabili, il rapporto tra rimorso e pentimento. Quest’ultimo è evidentemente l’azionista di maggioranza all’interno del racconto.

I personaggi principali sono Hano, Kakeru, e il gruppo di amici. Questi ultimi non sono da sottovalutare, giocano un ruolo delicato e cruciale, soprattutto uno in particolare: Hiroto Suwa.

Ricordatevelo, perchè è un perno fondamentale di tutta l’opera. Un pochino forzata la sua evoluzione, secondo il mio modesto parere, a un certo punto si potrebbe paragonare a un alberello che sta crescendo, tenuto legato a un bastone che lo faccia venir su drittissimo.

Ci vengono proposti altri tre personaggi per completare la formazione del gruppo, giusto un breve passaggio, per citarli. Azusa Murasaka: chi ha letto tanti sottotitoli coglierà quasi subito il significato italiano del nome ( Giglio ), lei è indubbiamente il mio personaggio preferito.

Questo perchè insieme a Saku Hagita ci fornisce una dinamica secondaria relativa ai rapporti di amicizia e amorosi sottile e imprevedibile, che fa quasi concorrenza alle dinamiche principali.

Dico questo perchè  loro riescono a ricavarsi uno spazio tutto loro, con regole diverse, e che in alcuni momenti ti interessa di più della trama principale (non dura molto, io personalmente avrei ampliato la loro situazione).

Ultima nella mia scaletta, e anche ultima come rilevanza ( a mio parere), abbiamo Takako Chino, una ragazza seria ma tremendamente determinata nel difendere le sue amicizie. Per quanto mi riguarda non ha inciso particolarmente, anzi, in alcuni passaggi mi è sembrata addirittura superflua.

Orange è una serie anime perfetta? Certo che no. Gli elementi che gli impediscono di essere tale sono sicuramente riconducibili al target di riferimento, per fare un paragone sono le stesse cose che in uno Shounen fanno si che il protagonista debba sempre vincere, nonostante le proporzioni costituite tra il protagonista e il villain.

Parliamoci chiaro, in alcuni frangenti Orange risulta veramente, testardamente, obbligatoriamente stucchevole. Lo è soprattutto e ovviamente nei contesti amorosi.

Avete presente quando nei film horror vorreste dare una sberla al personaggio che entra nella porta della vecchia casa di legno marcio ? Ecco, qui è più o meno la stessa cosa; vorresti dare una sberla a ******** e dirgli: “fai qualcosa per l’amor del cielo! Svegliati!”.

Non per questo ci si deve pregiudicare  la visione di quest’opera, che comunque vola ad altissimi livelli. Gli episodi sono tredici, e filano lisci come olio extravergine d’oliva spremuto a freddo; vorresti che ce ne fossero di più, vorresti che ci fosse una seconda stagione, e invece è un’opera autoconclusiva. Peccato.

Vorrei essere incisivo nel parlare di una peculiarità che ci viene offerta: esiste una doppia “trama”, ovvero quella del presente, e quella del futuro, che riguarda la Hano che scrive la lettera, e che ha vissuto una vita diversa, densa di rimpianti: da qui la volontà di scrivere due righe a se stessa.

Andando avanti nella visione ci si rende conto che la storia ambientata nel futuro è prepotentemente più cupa, triste, ti sbatte la realtà in faccia con la potenza di uno schiaffo di Cannavacciuolo.

Con questo espediente l’autore ci convince violentemente che è meglio essere pentiti piuttosto che avere un rimorso, che la vita può prendere strade totalmente diverse tra loro semplicemente effettuando una scelta piuttosto che un’altra; una decisione per quanto banale sia può cambiarti la vita, anche solo invitare il nuovo compagno di classe a tornare a casa insieme ( capirete vedendo ).

Due paroline da dedicare all’animazione. L’anime è del 2016, nasce quindi in mezzo a un contesto in cui la tecnologia ci dà una grossa mano, anche due. Per quel poco che c’è da animare è fatto bene; ma l’accento  lo metto sulla grafica, sui disegni. In questo caso è stato fatto un lavoro che ha la funzione di catalizzatore di colpi al cuore. Cioè mi spiego: occhi enormi strabordanti di lacrime che non si possono e non si riescono a trattenere, che ti vengono sbattute in faccia con dei prepotenti primi piani, ad aumentare la gravità di una situazione che di per sè è già molto grave.

La cosa più importante credo che sia il realismo con cui vengono intrecciate le relazioni. Tutte le relazioni: quelle con gli amici, quelle sentimentali, ma soprattutto quelle con se stessi. L’animazione e la grafica fanno il proprio dovere, accentuando quei momenti più duri, più difficili da guardare.

Inoltre la trama e l’intreccio sono di alto livello, e consentono una visione liscia ma attenta, una visione dove possono succedere tantissime piccole cose e allo stesso tempo solo pochi grandi eventi; dipende dalla tua personalità.

Non per ultima la suspence che vige forte in tutte le puntate, alimentata da un semplice arcano: qualsiasi decisione, anche  microscopica può modificare il futuro di se stessi e di tutti quelli che ci circondano.

L’opera però, risulta stucchevole in alcuni passaggi. Questo lo si nota principalmente nei rapporti sentimentali tra due determinati player, per i quali il livello di idiozia amorosa si protrae per tutto l’anime, come se non venissero fatti progressi in ambito di confidenza e di rapporti.

A mente fredda, i motivi di questo immobilismo si riescono a cogliere meglio, ma durante la visione può risultare alquanto fastidioso.

Se sei arrivato fino qui, innanzitutto ti ringrazio. Oltre a questo però ti devo avvertire: se non hai ancora visto l’anime, ti sconsiglio caldamente di continuare. Te lo sconsiglio perchè sto per parlare di un elemento che ho appositamente omesso mentre parlavo dei temi che l’autore ha trattato nella sua opera.

Questo tema è quello del suicidio. Non ne ho parlato prima perchè sarebbe un gran bello spoiler; insomma, su questo tema ci si basa un pò tutta l’intera vicenda, è la chiave di tutto. Il suicidio è un tema molto importante in Giappone, e tocca tutti, anche gli adolescenti liceali. Assistiamo quindi a una vera e propria lotta contro il suicidio, una battaglia che impone di svestirsi dei propri egoismi e desideri personali nel nome di un bene più grande: la vita.

Titolo originaleOrange オレンジ
CategoriaSerie Anime + speciale Orange-Mirai
GenereCommedia  Drammatico  Fantascienza  Psicologico  Scolastico  Sentimentale 
Anno2016
Stato in ItaliaDoppiaggio inedito, Sottotitoli completato
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Orange

8

STORIA

7.5/10

DIREZIONE ARTISTICA

8.5/10
Mattia Buttiglieri

Mattia Buttiglieri

Mi chiamo Mattia Buttiglieri, ho 24 anni e di mestiere mi occupo di social media. Oltre all'universo manga e anime sono appassionato anche di buona musica, quella di Fabrizio de André. Riesco a scrivere solo di opere che mi tagliano dentro, altrimenti verrebbe fuori qualcosa di non sincero.