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MIDNIGHT NATION: recensione

Trama:

David è un poliziotto, un uomo dedito al suo lavoro e “…abituato a conoscere le regole…” come dice lui stesso. Purtroppo però si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato, e finisce per scivolare nel mezzo, nel luogo in cui finiscono tutte quelle persone che per un motivo o per l’altro diventano invisibili.

E le cose vanno pure peggio: qualcuno prende la sua anima. Avrà un anno di tempo per recuperarla e dovrà percorrere a piedi 4.500 km insieme a Laurel, la sua misteriosa giuda, in un mondo che è il nostro eppure non lo è, straordinariamente pericoloso, straordinariamente effimero eppure straordinariamente reale, esattamente nel mezzo, in luoghi e momenti in cui la gente normale non guarda.

Considerazioni generali:

Lobo, un esempio positivo delle pubblicazioni degli anni 90

Come è storia nota, durante gli anni 80, il mondo dei comics americani fu sconvolto dal cataclisma della “British Invasion”, nella quale alcuni autori inglesi riuscirono ad elevare il medium, trasformandolo da semplice intrattenimento a vero e proprio fenomeno letterario.

Benché florido e pieno di vitalità, il fenomeno si esaurì verso la fine degli anni 90, lasciando un vuoto che si fa sentire tutt’ora.  Poiché le disgrazie vengono sempre in coppia, gli anni 90 portarono anche la tristissima era Lee/Leidfield (anche detta “era Image” dalla casa editrice omonima).

Essa può essere definita come l’esatto negativo del decennio precedente: infatti le storie ben presto divennero molto più basiche e a tratti fortemente insipide. Questo perché il focus si spostò non più sulla narrazione ma sull’estetica “cool” dei personaggi.

L’avvento delle nuove tecnologie introdusse delle palette di colori mai visti in precedenza, e ben presto gli eroi dei fumetti poterono sfoggiare sia delle tinte pastello, che carichissimi colori patinati. Tutto questo finì per creare personaggi ipertorfici (un esempio sono i disegni di Leidfield) tanto muscolosi quanto piatti. Fu un era disastrosa?

Non del tutto: il meglio del periodo è sopravvissuto e ancora oggi ne leggiamo le storie (Deadpool e Lobo). All’interno di questa “forzutissima era” abbiamo la Top Cow, casa editrice “costola” della Image e famosa per Witchblade e Darkness.

Le sue pubblicazioni sono fin troppo in linea con periodo, ma ad un certo punto succede qualcosa: un fumettista “esordiente”John Micheal Straczynsky (abbreviato JMS) scrive un’opera particolare, “Rising Star”, che risulta essere completamente fuori dai canoni delle pubblicazioni del periodo. 

Midnight Nation è il suo secondo lavoro ed oggetto di questa recensione.

Sceneggiatura:

Come è facilmente prevedibile, anche Midnight Nation risulta “fuori contesto” ma, a differenza di Rising Star, è più riuscito.

L’opera prima infatti soffriva di un’ingenuità di fondo, che portava la trama a sfilacciarsi verso la metà.

Questo problema non si riscontra in Midnight Nation, che al contrario, risulta un’opera omogenea e ben strutturata. La storia non è un mero espediente per “fare a botte”, ma qualcosa di intimo, come una sorta di esame di coscienza.

Il Viaggio del Detective Grey infatti, non è un “avventura” ma più un pellegrinaggio, di quelli che quando li finisci ti cambiano la vita. Le scene d’azione, pur presenti, sono poche e intrise di simbolismo, ben lontano anche dalle classiche botte tra supereroi.

Un’altra caratteristica sono i dialoghi lunghi (dobbiamo aspettare ancora qualche anno per vedere il supercompresso) e straordinariamente potenti, che affrontano concetti complessi come il libero arbitrio, la speranza, il riscatto di sé stessi e il rapporto tra il Bene e il Male, rimanendo allo stesso tempo straordinariamente scorrevoli e coinvolgenti.

Quello che traspare è l’impronta fortemente personale, quasi autobiografica che JMS ha voluto dare, come ha scritto lui stesso, a Midnight Nation, e che rappresenta sicuramente il vero punto di forza dell’opera: come per “Il Corvo” l’autore, di fatto, ci sta raccontando di sé stesso, di un periodo particolare della propria vita con una sincerità e un trasporto davvero fuori dal comune.

Ed è questo, forse il vero punto di forza di Midnight Nation: porta il lettore nel viaggio travagliato e personale di un uomo in difficoltà che ha trovato la forza di riprendere in mano la propria vita.

dialoghi lunghissimi in mancanza del supercompresso

Disegni:

L’altro elemento che rende Midnight Nation un’opera magica sono sicuramente i disegni: le matite sono quelle di un giovanissimo Gary Frank che, dopo aver lavorato sull’Hulk di Peter Davis e su alcune storie di Batman con risultati quantomeno “anonimi”, trova la chiave di volta di quello che sarà il suo stile meraviglioso proprio sulle tavole di Midnight Nation.

Il confronto con Rising Star viene quasi naturale, e Midnight Nation ne esce sicuramente vincitore: i continui cambi del disegnatore hanno contribuito a sottolineare lo stile altalenante e ingenuo dell’opera prima, mentre Midnight Nation è praticamente privo di sbavature. I personaggi sono, tutti, anatomicamente perfetti con proporzioni da statua greca e soprattutto carichi di espressività. Infatti il centro di ogni singolo disegno sono gli occhi, tutta l’attenzione di Gary Frank è concentrata sulle emozioni che i personaggi devono trasmettere, sui loro sentimenti, in netto contrasto con le ipertrofie e gli eccessi del periodo.

L’unica “pecca” se così si può chiamare la troviamo sui personaggi femminili, che risultano leggermente sproporzionati nelle simmetrie del viso (Laurel ha gli occhi troppo grandi e purtroppo si vede), ma Gary Frank colmerà questa lacuna con i lavori successivi, arrivando allo stile che tutti conosciamo.

Considerazioni finali:

Midnight Nation è un’opera importante sotto molteplici aspetti, ha segnato il punto di svolta per uno sceneggiatore e un disegnatore tra i più famosi e talentuosi nel panorama attuale del fumetto statiunitense.

Ma è importante soprattutto per chi la legge, perché attraverso il viaggio, la riflessione e la sofferenza dell’autore insegna a dare valore a quello che diamo per scontato e che, più o meno inconsapevolmente, scegliamo di non vedere, insegna ad avere il coraggio di guardare anche nelle nostre zone d’ombra. Che, in fondo, è quello di cui tutti abbiamo davvero paura.

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Midnight Nation

8.3

SCENEGGIATURA

9.5/10

DISEGNI

8.5/10

CURA EDITORIALE

7.0/10