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Le bizzarre avventure di JoJo e l’arte

L’arte è un concetto talmente bello e complesso da appassionare miliardi di persone, ma ognuno di noi, nel nostro intimo ha la sua personale visione.

Non è possibile infatti definire con precisione cosa sia l’arte… e per tale ragione trovo affascinante paragonarla ad un fiume.

Come un fiume l’arte cambia il suo corso, scorre, erode e combatte contro la natura per potersi liberare da un giogo opprimente, così da esprimere liberamente la sua identità.

Così come il fiume anche l’arte ha i suoi profeti (l’artista) che hanno combattuto: contro la censura (basti pensare a Michelangelo), le opinioni avverse della critica e il disgusto iniziale degli spettatori (Gaugain).

Sarà proprio da questi due grandissimi artisti che il maestro Hirohiko  Araki prenderà spunto per realizzare un’opera di grande rilievo che lo ha consacrato nel panorama mondiale… ovvero Le Bizzarre avventure di JoJo.

JoJo è un’opera che non può essere paragonata alla concorrenza, non è un manga, non è un’anime, JoJo è prima di tutto un viaggio.

Vedere le vite straordinarie e alquanto bizzarre dei Joestar è un’esperienza unica e indimenticabile condita da tante risate.

Ma non è soltanto questo il cavallo di battaglia di Araki, in quanto ciò che rende unico e indimenticabile jojo è proprio l’uso sapiente delle volumetrie e dei colori.

Basti pensare che i corpi dei personaggi sono chiaramente ispirati (sebbene esasperati e portati all’estremo ) dai lavori dei più grandi artisti rinascimentali ma in particolar modo dalle opere di Michelangelo.

La muscolatura possente e la contrapposizioni degli arti sono evidenti nel Giudizio universale ed proprio da lì che Araki ha attinto e studiato maggiormente per i suoi soggetti.

Naturalmente JoJo è un’opera nata nel 1987 ed ha subito numerosi cambiamenti anche per quanto riguarda il disegno, infatti a partire da parte 4 Araki cambia progressivamente tratto.

Questo si traduce in corpi meno mastodontici e figure più snelle e allungate che si ispirano più al manierismo che al rinascimento.

Un altro elemento distintivo risulta essere il colore. In questo caso è evidente come Araki si ispira alle opere di Gauguin, più precisamente al suo periodo tahitiano dove l’artista francese porta alla sublimazione la sua arte.

Le opere di Gauguin di questo periodo infatti sono caratterizzate da uno spettacolare antinaturalismo, che è ottenuto mediante l’accostamento di soli colori primari (rosso blu e giallo).

Egli non dipinge la realtà per come la vede, ma per come la sente ed su questo ideale che Araki baserà la sua opera.

Per vedere ciò basta mettendo a confronto Aha oe feii? (che fai sei gelosa?) con una qualsiasi tavola del mangaka giapponese.

Ritengo dunque che che Jojo debba essere considerato come un’opera straordinaria capace di attingere da differenti concezioni artistiche pur mantenendo una sua precisa identità artistica .

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Gian Marco Galmazzi

Gian Marco Galmazzi

Nato a Roma nel 1999 nutre da 9 anni una grande passione per il mondo dell’animazione giapponese che coltiva ancora oggi. Appassionato anche di manga, e come molti ha iniziato a leggere shounen manga di genere battle, successivamente ha iniziato ad approcciarsi ad opere di diversi target e generi