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LAMENTO DI PORTNOY: recensione

Questo libro è una sorta di pausa mentale forzata per il cervello

La vicenda intera si svolge in un unico, delirante, irriverente monologo in stile freudiano sulla poltrona di uno psichiatra.

Alex Portnoy è il protagonista. Egli è un ebreo figlio di immigrati ebrei polacchi, americano di adozione, con un substrato culturale di regole ferree e deliri alimentari, etici, religiosi, morali.

Riceve un’educazione rigidissima fin da bambino, con pochissimo spazio per esprimere se stesso.

In tutto il monologo, di fronte al muto Dottor Spielvogel (chissà, cosa aveva in testa Roth quando ha deciso spudoratamente, di mandare in cura il suo personaggio ebreo da uno psichiatra tedesco con un cognome del genere ahahaha), emerge il rapporto disturbato e castrante con la madre, una donna assillante e perennemente pronta all’autosacrificio morboso e vittimistico in nome dell’amore per la prole.

Così, Portnoy va avanti in un impeto torrenziale di parole, deliri e vaneggiamenti in cui emerge la figura di un uomo con una forte problematica sessuale, in cui si percepisce un’anima castrata, che ha trovato una valvola di sfogo nell’erotomania più sfrenata in cui un orgasmo sembra essere l’unico momento di libertà.

Il racconto segue proprio la falsa riga di una seduta psichiatrica in stile freudiano, perciò il Dottore è assente.

Non parla, non risponde, non esterna giudizi. E’ immobile e silenzioso esattamente come lo siamo noi che leggiamo di astruse regole alimentari Kosher, dove mangiare un’aragosta è un’onta indescrivibile, regole sociali, morali, igieniche, intellettuali, gestuali…. condividiamo la pena della dottrina religiosa esasperante e ci lasciamo andare alla voglia matta di sclerare male con Portnoy!

Quando arriva alla scoperta dell’onanismo, non nascondo di aver emesso un immenso sospirone di sollievo! Almeno, sto poro cristo ha una via di fuga…Finchè questa insolita via di fuga si trasforma essa stessa in una croce rendendo Portnoy una figura quasi grottesca, tragicomica, vittima dei suoi impulsi castranti e dei traumi geneticamente impressi nel suo DNA ebraico.

Mi sento di dirlo a chiare lettere, ai vari recensori dell’ultimo minuto: questo romanzo va letto come se fosse una seduta psichiatrica e non come un racconto carino con un inizio e un happy ending!

É un flusso ininterrotto e senza filtri di un personaggio che sputa fuori tutta la verità, solo e semplicemente la verità, e la sta dicendo a se stesso perchè il Dottor Spielvogel è solo un’ombra sullo sfondo, una comparsa muta, esattamente come noi.

Solo così questo romanzo può esistere e avere un senso, perciò non riesco a capire chi mi parla di plot, di morale, di oscenità e di turbe psicologiche.

Se è una seduta psichiatrica, è OVVIO che ci sia la nevrosi, l’osceno, la vergogna, il sublime, la paura, la rabbia… tutte emozioni con cui dobbiamo fare i conti anche noi lettori “sani di mente”.

Mi sento di consigliare questo romanzo alle madri con figli maschi e ai figli maschi con figure materne oppressive e disturbate, potrebbe essere l’inizio di una proficua terapia involontaria…

Per quanto riguarda il mio giudizio su questo libro, posso dire che ha centrato il segno, mi è piaciuto e, stranamente, sono riuscita a concepire l’idea di trovarmi dalla parte del Dottor Spielvogel per sopportare bene il fiume di parole dell’erotomane protagonista.

Colui o colei che riscriverà il Lamento di Portnoy dal punto di vista dello psichiatra, ragazzi, ascenderà al mio Olimpo personale!!!

Titolo originalePortonoy’s Complaint
AutorePhilip Roth
1ª ed. originale1969
1ª ed. italiana1970
Generepsicologico
Lingua originaleinglese
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9

9.0/10
Liliana Tamoni

Liliana Tamoni

Ciao a tutti, mi chiamo Liliana! Di giorno sono un'addestratrice e dog sitter, nonché studentessa di Veterinaria ma... Di notte divoro libri e mi perdo in realtà parallele🤣 Per me i libri sono porte sempre aperte su mondi sconosciuti❤️