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LA REGINA DEGLI SCACCHI: recensione

Non si può cominciare una recensione per “La regina degli scacchi” se non dicendo che è stato il successo seriale dello scorso autunno.

Applausi scroscianti da ogni angolo, streaming a profusione, e per finire in bellezza la scorsa settimana si è anche accaparrata un Golden Globe.

Le aspettative non potevano essere che alte, altissime, ma ahimè sono state disattese in buona parte. Ma andiamo con ordine.

Tratta dal romanzo del 1983 di Walter Travis, “The Queen’s Gambit” (in italiano “La regina degli scacchi”), ha al centro di sé una ragazza, Beth, rimasta orfana dopo il suicidio della madre, che viene accolta in un istituto cristiano dove un’impeccabile istitutrice educa le sue ospiti a comportarsi a modo.

Praticamente un enfant prodige che riesce a riscattarsi da un’oscura storia d’abbandono e tragedia grazie al suo talento formidabile per gli scacchi.

Si, proprio quello dove l’intelletto e la scaltrezza hanno un ruolo fondamentale nella riuscita e che, quasi contro ogni previsione, l’ha portata a conoscere il successo.

Dal successo al vizio, il passo è breve, e così come anche al glamour e alla dipendenza da alcol e psicofarmaci.

La trama è tutta qui, per questa serie in 7 episodi da un’ora che è appunto non altro che un racconto di formazione di Elizabeth Harmon, dagli anni del collegio al successo planetario grazie alla sua destrezza nel gioco degli scacchi.

Il fascino della serie è però tutto da rivelarsi nella protagonista, nel suo personaggio, certamente atipico, certamente sui generis, poco consono ad avere il centro dell’attenzione.

Né totalmente positivo, né totalmente negativo, Elizabeth ha un ruolo ambivalente, ma soprattutto autenticamente diversa.

E fa un lavoro perfetto Anya Taylor-Joy, ex modella e astro nascente del cinema e della televisione che si fa carico di dare un volto ad un personaggio così complesso come questo.

Tanti sono i personaggi secondari della serie, che però (e qui il primo dei punti a sfavore della serie) vengono del tutto “calpestati” dall’enorme carisma della protagonista, e le cui storie, alla fine, non ci importa poi così tanto.

Questo concentrarsi tutto su una figura centrale non fa altro che tagliare il ritmo: le situazioni (seppur poche e poco messe a fuoco) sono raccontate in maniera molto lenta, andandosi a concentrare su quello che è l’estetica, l’unica cosa che potrebbe rendere avvincente le partite di scacchi, soprattutto sul piccolo schermo.

In fin dei conti gli scacchi sono tutto tranne che qualcosa da poter raccontare in tv e se questo viene “coperto” da una protagonista “ingombrante” che si prende tutta la scena, non può passare inosservato che al di là di Elisabeth c’è il vuoto, o al massimo una partita a scacchi poco interessante.

Titolo originale The Queen’s Gambit
Distributore Netflix (abbonamento)
Anno 2020
Formato miniserie TV
Genere drammatico
Stagioni 1
Numero episodi 7
Durata episodi 60 minuti
Lingua originale inglese
Ideatore Scott Franck

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La regina degli scacchi

6.3

REGIA

6.0/10

CAST

8.0/10

DIREZIONE ARTISTICA

5.0/10

Pro

  • L'estetica e la storia di formazione di una protagonista carismatica e disfunzionale vi attrae e vi appassiona

Contro

  • Al di là della protagonista ci sono noiose partite a scacchi, praticamente impossibili da rendere avvincenti in tv
Giovanni Borruto

Giovanni Borruto

Di Reggio Calabria ma romano di adozione. Trentenne o poco più. Con mille passioni ma una e una sola che occupa il 70% del mio tempo. Le serie televisive sono un'ossessione: in pochi anni sono passato da quattro-cinque serie a circa ottanta serie durante l'anno, forse...vabbè chi le conta più ormai! :-)