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Intervista al romanziere Mario Moschera

Ciao Mario, benvenuto su Speedforcenerd.it!

Chi è Mario Moschera?  Parlaci di te come persona. Dove vivi, che cosa fai, le tue passioni letterarie.  

Sono romano, ma vivo a Milano da più di dieci anni. Da molto più tempo cerco di coniugare i miei impegni lavorativi (sviluppo progetti per l’Oil & Gas in un multinazionale tedesca), con tutte le mie passioni.

Le principali tutte legate al mondo della scrittura e lettura. Da cinque anni conduco live ogni sera uno show live che si chiama The Flywas Show.

Amo moltissimo i libri di Douglas Coupland, quando ne scriveva. Soprattutto la Fidanzata in coma che credo sia uno dei miei romanzi preferiti. Ma in realtà ho una dieta letteraria molto variegata, passando da Murakami Haruki a William Gibson e Fred Vargas.

Ma sull’argomento potrei scrivere per ore.

Come ti senti quando scrivi un libro? 

Bene. É liberatorio. Faccio un lavoro che mi concede tante ore in macchina da solo.

E sono il terreno fertile migliore per poter far prendere vita ai personaggi. Che compaiono come epifanie ma che poi devo nutrire e far crescere.

Quando finiscono su carta è il momento di svezzarli e recidere il cordone ombelicale.

Come è nato “(Come) i pini di Roma? Chi o che cosa ti ha offerto lo spunto per questo romanzo? Hai incontrato nella tua vita qualcuno dei personaggi ed hai deciso di dargli vita letteraria? 

Potrei dirti che ‘Madame Bovary, c’est moi’ come rispondeva Flaubert. Sicuramente ci sono delle cose prese da persone che conosco.

Ne vedo alcune nel personaggio di Lavinia, ma non so quanto sia effettivamente casuale. Lo scheletro della storia (un fratello che scompare  gli altri due che devono andare a cercarlo) mi è venuto in mente in un lampo in uno di quei famosi viaggi in macchina.

Il resto è stato lavoro di crescita e progettazione. (Come) i pini di Roma è forse il più progettato di tutti i miei romanzi.

Quali sono i tuoi libri preferiti, quelli che hanno contribuito a formarti come scrittore? 

Sicuramente, La Fidanzata in Coma, Generazione X e Microservi di Douglas Coupland. Ma c’è anche Trainspotting di Irvine Welsh.

Sulla Strada di Kerouac e Furore di Steinbeck. L’ultima Spiaggia di Alex Garland. Kitchen di Banana Yoshimoto e Dance Dance Dance di Murakami.

Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Brizzi. E potrei continuare. Sono tutti libri abbastanza moderni. Perché per appassionarmi devo immedesimarmi. 

Se dovessi dare qualche suggerimento ad uno scrittore emergente, cosa gli diresti? Hai qualche suggerimento per avvicinare i ragazzi alla lettura? 

Agli scrittori suggerisco solo una cosa : scrivere il più possibile e contro ogni avversità. Per i lettori credo sia molto più complesso.

E’ una questione di ambiente (aiuta trovarsi in case piene di libri, frequentare le librerie) e di attitudine. Oggi ci sono migliaia di esperienze che possono permetterci di assorbire una storia, dai videogiochi alle serie tv.

Ma leggere è un atto di fede e pure un investimento di tempo. Bisogna trovare la propria dimensione, il proprio gusto, e non è per nulla facile in un paese dove la media di libri letti per anno è 4-5. essere lettori, oggi, è come essere nella resistenza. 

Come superi il cosiddetto “blocco dello scrittore”? Da dove trai l’ispirazione? 

Per fortuna, non ho mai affrontato un blocco dello scrittore vero. Purtroppo, ho talmente poco tempo per fare tutte le cose, che probabilmente non mi si pone il problema. Ma in ogni caso scrivere è sempre il modo migliore.

Scrivere anche se si sa che lo si sta facendo male, serve a trovare o, ritrovare, la propria voce. In genere mi sento ispirato dalla vita , dalle persone che incontro.

Cerco di restare sempre in ascolto, ogni persona potrebbe nascondere un tesoro di esperienze. La fantasia colma i vuoti. 

Hai in programma la pubblicazione di un altro romanzo? Se così fosse, ci puoi dire un dettaglio del tuo prossimo progetto? 

(Come) i pini di Roma è appena uscito, ma si, in effetti ho in mente altri due progetti. uno è qualcosa di diverso, per la prima volta mi sto cimentando in un saggio. Sempre legato alla cultura pop, ovvio.

Sto scrivendo di come a partire dalla seconda metà del secolo scorso, la cultura pop ha subito le influenze ed ha influenzato il mondo dei comic books americani.

Hai mai pensato di cambiare genere e passare a scrivere un libro fantasy, giallo o horror? 

Assolutamente si. Ho in mente un progetto di racconti di ambito cyberpunk, uno dei miei grandi amori. Due sono già pronti, ma voglio arrivare a quattro prima di iniziare.

Il mio romanzo precedente, Il solito giallo d’estate, a suo modo era un giallo con un protagonista, Mattia Coccia, nato per essere protagonista di una serie. E mi piacerebbe scrivere un fantasy urbano alla Neil Gaiman.

Chi è lo scrittore? Uno che crea personaggi e li dirige nel viaggio attraverso cui accompagna il lettore e ne è la guida? Come nasce un romanzo? 

Lo scrittore è un veicolo che incanala le storie, le idee che vibrano già nella realtà. un pathfinder che individua collegamenti dove altri non vedono affatto. Lo scrittore combatte tutti i giorni con i suoi demoni per addomesticarli e poterli presentare in società.

Dal punto di vista dell’autore, qual è l’elemento di maggior difficoltà nella stesura di un romanzo? 

Sicuramente, la parte di editing. Io sono abituato a progettare il minimo e lo scrivere di getto, ripetendo le cose in fase iniziale, lasciando sbavature ed incongruenze. La parte complessa viene dopo quando è poi invece il momento di rifinire e mettere a fuoco.

Si deve rieditare un romanzo odiando con tutte le forze chi li ha scritto. É questo attrito che tempra la storia. 

Siamo arrivati alla fine dell’intervista, ti ringrazio per la disponibilità e per la professionalità. Io ti ringrazio e spero in una prossima intervista 

Grazie a voi e a presto. 

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Pasquale Rasoli

Pasquale Rasoli

Nato a Cosenza il 20 Giugno dell’85 e residente a Genova da 26 anni. Con i fumetti ho imparato a leggere. Tutto è cominciato da lì. Sfogliando i vecchi fumetti della collana Oscar Mondadori, dedicati a personaggi dei fumetti degli anni ’50 e ho cominciato ad appassionarmi sin da subito allo stile del compianto Mort Walker. Crescendo, la passione per i fumetti mi ha spinto a conoscere sempre piu’ generi. Avrò avuto circa dieci anni, quando ho sfogliato il mio primo fumetto su Plastic Man della DC Comics, Tex della Sergio Bonelli Editore e il manga Go Ga Sha-Le Storie di Go Nagai. Generi e stili completamente diversi che mi hanno appassionato nel corso degli anni, e che continuano ad appassionarmi. La passione, sopratutto per il genere supereroistico americano della DC Comics e per i manga, mi hanno portato a trasmettere le mie conoscenze tramite riviste, introduzioni di fumetti, social network e le varie piattaforme web.