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GIRL FROM THE OTHER SIDE: recensione

Questa è la fiaba dell’oscura creatura e della bambina, che indugiano al calar della sera, al confine tra il giorno e la notte.

Girl from the other side è un manga sui generis, dove il giovanissimo autore Nagabe di solo 22 anni nel periodo i cui ha avuto inizio la serializzazione della sua opera in Giappone, ossia 2015, sfoggia un tratto di qualità, giocando con i bianchi e i neri, fondendo elementi occidentali e orientali in modo sapiente e avvincente.

Il mangaka pecca nell’elaborazione delle vignette ma esprime una eccellente arte nelle tavole intere dove il dettaglio e la raffinatezza scenica ricordano il maestro Hayao Miyazaki e i disegni del suo unico manga Nausicäa della valle del vento.

Sin dall’immagine sulla sovracoperta si entra in contatto con le caratteristiche peculiari che attraversano tutta l’opera, raffigurando i tre protagonisti: Shiva, il Maestro e il Bosco.

Shiva è una bambina solare, personificazione del candore infantile. È dominata dal colore bianco ed è ritratta con linee fiabesce simili a quelli usati in un albo illustrato.

Antitesi grafica della piccola e dolce Shiva l’altro personaggio, il Maestro, un mostro che somiglia alla “Bestia” della fiaba “La bella e la bestia” disegnata da Beauge Bertall, illustratore francese che realizzò la parte grafica con xilografie nel 1860 della raccolta di fiabe I racconti delle Fate.

Il maestro è un essere antropomorfo con richiami Lucifero-caprini, senza bocca ma con l’abilità di parlare, condannato dalla maledizione ad essere un “Estraneo“.

Il colore che domina questo personaggio è il nero, in evidente contrasto con gli abiti e i suoi atteggiamenti. Se a primo acchito la mente ci conduce ad associare il Maestro con il male, nell’approfondire la sua conoscenza durante la lettura, l’autore ci presenta un essere che pur non avendo nobili natali sicuramente possiede un animo di raro altruismo e generosità.

Bontà e gentilezza che impiega per salvare Shiva in ogni occasione di pericolo, sia che le insidie provengano dagli umani (considerati i buoni) oppure quando vengono perpetrate dai “Figli del Buio” (ritenuti i cattivi).

In “Girl from the other side” non è tutto luce o oscurità. L’ultimo elemento portante della narrazione che la copertina ci schiude alla prima occhiata è
l’ambientazione completamente fiabesca del bosco, un universo non industrializzato, privo delle moderne macchine, un mondo che richiama gli scenari europei del periodo medievale.

Una realtà altra divisa in due blocchi, separati da un muro, devota a due divinità contrapposte, la Divinità del Bianco e la Divinità del Nero che inseguito a beghe sovrumane hanno diviso il mondo tra gli umani chiamati “reclusi”, abitanti del regno interno e dei mostri grotteschi chiamati “estranei” costretti a vivere fuori dalle mura.

Se un estraneo, portatore della maledizione tocca un essere umano, quest’ultimo viene infettato e condannato dapprima ad acquisire le sembianze di una bestia totalmente nera, poi perde l’utilizzo dei cinque sensi, la memoria e da ultimo, quando la sua anima è stata completamente consumata si trasforma in un albero.

Shiva rappresenta la soluzione del problema per entrambi i mondi, ma solo attraverso il suo sacrificio.

L’unico suo baluardo di salvezza è il Maestro che l’ha ritrovata nel bosco dopo essere stata abbandonata dalla nonna. Entrambi si prendono cura l’uno dell’altro, il Maestro educa Shiva nel migliore dei modi a lui possibili e non le fa mancare l’ingrediente più importante, l’amore incondizionato, che la splendente bambina dal cuore innocente ricambia, dando vita a sketch
simpatici di vita quotidiana.

Girl from the other side è una storia a cavallo di due mondi, dal punto di vista grafico si possono vedere sin dalle prime tavole il contrasto tra le linee poco definite e fiabesche di Shiva rispetto al dettaglio realistico degli altri personaggi, rimarcato dal sapiente uso dei bianchi e dei neri che ci
regalano un ritmo vivace e una dinamica narrativa crescente, dove i misteri vengono svelati con tempi emozionali perfetti e in continuo divenire.

Questo manga grazie alle sue atmosfere, alle creature magiche, ai bambini speciali, ai mostri spaventosi, può essere considerato senza indugio una fiaba con ambientazioni medievali, tinte antiche con un respiro moderno.

Nagabe ha illustrato in modo semplice e visivamente coinvolgente
gli archetipi della fiaba: amore e paura, bellezza e orrore.

Limitando l’uso delle parole fa parlare le tavole che catturano e facilitano l’immedesimazione, accarezzando l’anima del lettore dinanzi al sacrificio del Maestro, che più umano degli umani, non riesce a togliere la vita ad un soldato per salvare quella di Shiva, piuttosto dona la sua anima per ripristinare quella della candida bambina abitante e unica salvatrice di un mondo egoista e crudele.

Girl from the other side tratta un argomento che ha popolato la letteratura del passato e occupa il pensiero moderno:” la paura del diverso”.

Fa un focus sull’accettazione dell’altro e la convivenza difficile tra culture opposte, tema scottante dal punto di vista sociologico che viene snocciolato nei candidi gesti affettuosi del Maestro e di Shiva, che vanno oltre le divisioni e gli schematismi del mondo circostante, azzerando le distanze.

Titolo originaleTotsukuni no Shōjo
StoriaNagabe
DisegniNagabe
TargetShounen
Generedrammatico, fantasy,
psicologico, mistero
Casa Editrice ItalianaJ-Pop Manga
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Girl from the Other Side

8.3

SCENEGGIATURA

8.0/10

DISEGNI

8.0/10

CURA EDITORIALE

9.0/10
Associazione Culturale Mente (Cristiana&Natasha)

Associazione Culturale Mente (Cristiana&Natasha)

Descrivere sé stessi è una cosa molto difficile, quindi partiamo dalla “fotina”. Quella a sinistra è Natasha, la sorella piccola del gruppo, dico meglio, diversamente piccola, dato che è nata nel lontano 1986. La “GHOST DESIGNE” dell’Associazione Culturale MENTE, germogliata dalla fantasia della “sorellona” Cristiana, come ad Himeko piace chiamare sua sorella maggiore Aiko nel manga scritto e illustrato da Migumi Mizusawa, Hime-Chan no Ribbon. Come quasi la maggior parte dei lettori di fumetti giapponesi, anche noi siamo state attratti dagli anime, appassionate sin da piccole ai cartoni animati come Ranma, I Cavallieri dello Zodiaco e Dragon Ball. In modo diverso abbiamo vissuto prendendo spunto dai nostri personaggi preferiti. Natasha ha intrapreso la strada dell’artista autodidatta, abbracciando vari stili e privilegiando l’Art Nouveau che ha come massimo esponente Alphonse Munch. Con un passato accademico improntato su materie Socio-Psico-Pedagogiche oggi fa la pizzaiola nell’attività di famiglia. Io, invece, Cristiana, sono una persona di concetto. Nella mia attuale seconda vita, lasciando alle spalle una carriera da economa mi sono lasciata trasportare da una folgorante idea, ossia, cercare di condurre a bambini e ragazzi ad acquisire alfabetizzazione emotiva. Il mio obiettivo coincidente con la mission dell’Associazione che è quella di aiutare i più piccoli a creare un “ABITUS MENTALE” utilizzando la narrativa illustrata giapponese che rallenta il tempo, incoraggia l’azione creativa e valorizza l’immaginazione. Il processo educativo che innesca il manga risuona emotivamente con chiunque si accinge a leggerne uno. Guidata da questa mia visione alla soglia di 35 anni ho preso una seconda laurea e cerco di introdurre, in questo strano periodo di COVID, nelle scuole e nei centri italiani il fumetto di origine nipponico nella veste di dispositivo pedagogico.