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Capitan America-Inverno in America: recensione

Ma hanno anche trovato me, un soldato, a casa o fuori, un uomo fedele a null’altro..Che al sogno. 

Con questo piccolo estratto si riassume il personaggio di  Capitan America, l’eterno soldato, l’uomo giusto che mette la libertà al primo posto. 

L’eroe a stelle e strisce è scritto in questa nuova serie regolare dall’autore americano  Ta-Nehisi Coates, giornalista e scrittore, che nella sua carriera ha scritto di questioni culturali, sociali e politiche, in particolare per quanto riguarda gli afroamericani e la supremazia bianca, l’uomo perfetto quindi per descrivere lo stato d’animo della sentinella della libertà e dell’America in cui si ritrova, ancora una volta cambiata, diversa nell’animo sociale e nelle paure della persone che nel periodo  Secret Empire  hanno assistito all’ascesa dell‘Hydra  e del Capitan America malvagio. 

In passato ho letto tante storie dove compariva Cap ma non ho mai letto la sua serie principale, e questo primo numero che contiene la prima parte di Inverno in America è riuscito a coinvolgermi, Cap è da sempre uno degli eroi più importanti della casa delle idee, è stato creato da  Joe Simon e Jack Kirby  nel 1941 e pensare che dopo quasi ottant’anni dalla sua creazione questo personaggio riesce ad essere così attuale, direi che rende l’idea dell’importanza simbolica che Capitan America stesso rappresenta.

Ebbene niente doppione malvagio o invecchiamento precoce, Cap è tornato e c’è anche Bucky, (inutile dire che il Disney/Marvel cinematic universe è ormai una realtà difficile da dividere a livello di pensiero dai fumetti che comunque mantengono una certa originalità).

Il nuovo ciclo narrativo inizia dunque con Cap che deve ridare onore alla sua immagine pubblica, mentre in Russia sembra che un nuovo potere governante stia nascendo. 

Per quanto riguarda la parte illustrata e ciò che mi ha maggiormente affascinato, quando una storia a fumetti ha dei disegni così ricchi di personalità è facile ritrovarsi con un espressione di stupore senza rendersene conto mentre la lettura procede fluida e i personaggi trasmettono emozioni vere. 

Leinil Yu come disegnatore ha questo potere, l’artista che in passato ha lavorato su  X-Men, Fantastic Four, Ultimate Wolverine vs Hulk e New Avengers  e tanti altri personaggi e storie, possiede un tratto tra il grezzo e il noir che trovo davvero affascinante e che racconta perfettamente gli stati d’animo dei personaggi sposandosi armoniosamente con le chine di  Gerry Alanguilan e i colori vivaci di  Sunny Gho.

In conclusione il primo albo di Capitan America mi è piaciuto, la cover è realizzata da  Alex Ross e la storia rappresenta un perfetto punto di inzio per nuovi lettori e una buona continuità per i lettori e fan regolari del personaggio, consigliato a chi ricerca un buon disegno, per quanto riguarda la storia inizia bene, vedremo come si evolve. 

Cito per ultimo ma non meno importante  Giorgio Lavagna che si occupa dell’introduzione all’albo davvero piacevole da leggere e delle note a fine albo sempre utilissime per comprendere lo status quo, la storia di alcuni personaggi e curiosità.

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