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ATTICA: recensione

Trama

Nell’odierna Grecia si trova la città-stato di Attica, circondata da alte e impenetrabili mura, costantemente sorvegliate per lasciare il mondo al di fuori del paradiso esistenziale che vi si trova all’interno; paradiso per alcuni sì, ma vero e proprio inferno per altri, troppi altri, costretti a sopravvivere al di fuori delle tenebrose mura nella povertà, nella malattia e nel decadimento più totale, veri e propri scarti sociali della città, governata dal misterioso Ino, presidente autoproclamato con la forza e quasi semidio agli occhi dei propri cittadini, tiranno senza scrupoli per il resto del mondo.

La storia inizia con Kat, giovane investigatrice “self-made”, sognatrice scaltra e ingenua allo stesso tempo, la quale dal suo appartamento di New York si prodiga per riunire un gruppo di ragazzi dalle caratteristiche uniche per poter sferrare un vero e proprio colpo di stato alla città di Attica!

Guidata e, potremmo dire, “manipolata” da un misterioso figuro di nome Stromboli (con chiaro riferimento al famoso burattinaio), Kat deve trovare gli altri membri della futura squadra che faranno crollare metaforicamente le mura di Attica, senza molti indizi se non il simbolo o se vogliamo “scopo” che ricopriranno nella squadra: l’occhio (Kat), il marchio, la guida, il dono e l’arma. Faremo quindi la conoscenza di Aiden, il marchio dotato di uno strano e spiazzante “superpotere”, Cilla, il dono, una sorta di maga inconsapevole e Neto, la scorrettissima guida, in attesa di venire a conoscenza dell’ultimo protagonista della nostra storia!

Cosa succederà quando i ragazzi si saranno riuniti tutti insieme? Cosa li lega strettamente uno agli altri, anche se provengono da culture, mondi ed esperienze diverse? E infine quali motivazioni spinge Stromboli a creare una “posse” di ragazzini dalle caratteristiche più svariate e spingerli contro una superpotenza come la città di Attica e il suo tirannico presidente Ino?

Considerazioni – Lo stile

Può un fumetto italianissimo, targato Sergio Bonelli Editore, considerarsi un manga a tutti gli effetti? Prima di rispondere è necessario analizzare un po’ più a fondo Attica!

Opera di Giacomo Keison Bevilacqua, già navigato grazie alle strisce di “A Panda Piace” e le graphic novel quali “il suono del mondo a memoria” e “Lavennder“, il “sensei” Giacomo ha partorito l’idea di Attica nel corso del suo anno vissuto in Giappone, ma solo tornato in patria ha cominciato la vera e propria stesura del “manga” che abbiamo tra le mani, giunto al numero 3 alla data in cui il qui presente Vi scrive.

Il formato è il classico Tankobon, ma con lettura all’occidentale, quindi da sinistra verso destra. Questo può far storcere il naso agli amanti del manga più tradizionale, ma è stata una scelta editoriale voluta più dalla SBE che da Bevilacqua stesso, per poter essere più “digeribile” a un pubblico non abituato al manga ma invece al fumetto popolare tradizionale italiano, come Tex o Dylan Dog per citare esempi stra-famosi.

l’influenza nipponica si percepisce in ogni tavola di Attica, il taglio generale e i disegni sono però qualcosa di nuovo a mio avviso, di ancora non visto, ovvero quel tratto tipico da Shonen in certi passaggi ma con una chiarissima influenza di realismo, soprattutto nei fondali e nei paesaggi, tipico del fumetto bonelliano. Chiari/scuri che richiamano una forte sensazione di armonia tra due mondi non poi così distati tra loro, ed Attica ne è la prova tangibile!

Tavole sempre chiare, ottimamente illustrate e dettagliate, un taglio cinematografico notevole, quasi come se un vero e proprio lavoro di montaggio e fotografia fossero stati effettuati prima della stesura definitiva! In sostanza disegni che non annoiano e non stancano, ogni tavola richiama la successiva e la voglia di andare avanti è crescente, mentre il tempo scorre via veloce e le pagine sotto le dita pure. I personaggi sono talmente ben caratterizzati che meritano un capitolo a parte.

Si, Attica è un manga, su questo non ci piove.

Considerazioni – i Personaggi

I personaggi di Attica sono il paradiso del character design! Talmente differenti e “plausibili” che si fa fatica addirittura a pensare che siano stati partoriti tutti dalla stessa mente, talmente le differenze tra loro sono marcate. Kat ad esempio passa dalla sensualità adolescenziale a scatti di frenesia ed entusiamo quasi commovente, soprattutto quando si parla della sua ossessione Attica! incontra presto Aiden, il marchio, praticamente il suo opposto, insegnante di arti marziali in un dojo di NY risulta pacato, equilibrato e quasi in balia degli eventi, cercando di razionalizzarli il più delle volte, ma senza successo! Aiden viene letteralmente travolto da Kat e dall’uragano di entusiasmo che si porta appresso, lasciandosi trasportare forse anche di sua volontà. Per non parlare poi di Neto, una sorta di cane umanizzato (o uomo-cane?) assolutamente scorretto e fuori dalle righe, perfino per un manga! Le controparti villains non sono da meno! d’altronde ad ogni buon Eroe che si rispetti vi sono Cattivi degni di tale nome e Attica non differisce in questo, anzi esaspera i cattivi come solo un italiano amante della nona arte in tutti i suoi aspetti possa fare! Elementi tipici degli antagonisti manga, ma con la cattiveria da supercattivo dei comics americani su sfondi decisamente tipici dei fumetti popolari italiani… cosa volere di più? JimmyJimmy ad esempio, che già il nome è un programma, lascia trasparire una pazzia unica col suo ghigno e la sua capigliatura improbabili, contornati da una sorta di superpotere in grado di far fare alla gente qualsiasi cosa gli passi per la malata testa solo sussurrando nell’orecchio del malcapitato… non c’è bisogno di dire che la sua morale non sia delle migliori.

Lo stesso Ino, presidente di Attica, ha una caratterizzazione davvero efficace: il suo aspetto è relativamente banale, nulla lo caratterizza esteticamente in maniera decisa, ma forse è proprio quello il bello, vedere come reagisce ai fallimenti dei suoi scagnozzi è quanto di più spassoso abbia letto negli ultimi anni, le sue reazioni quasi bambinesche sono uniche. Bevilacqua ha ideato un villain ottimo, il pazzo talmente pazzo da non far mai trasparire in pubblico la sua totale pazzia, se non per prendersela in privato con i suoi, per una sete di potere innaturale anche per un cattivo quasi “immaturo” come Ino!

Conclusione

Attica è un manga da avere e da leggere, per tutti i motivi citati sopra ma anche perché è il portabandiera del fumetto manga in un mondo editoriale dove il manga stesso è sempre stato visto come qualcosa di alieno, una svolta epocale da parte della Bonelli che ha deciso di puntare anche su strade decisamente alternative per i suoi canoni. Sarà un ciclo di 6 numeri, di cui i primi 3 già usciti alla data odierna, ma si spera in un possibile prolungamento. Attica è scritto bene, disegnato benissimo, divertente ed appassionante il giusto, lascia qualcosa, fa meditare e fa scorrere le lancette molto velocemente, il mio consiglio quindi è quello di non farvi fermare da pregiudizi a priori su un’opera tanto insolita e sorvolare sulla lettura all’occidentale; portatevelo a casa, rilassatevi nel vostro “angolo da lettura manga” e godetevi la storia e i personaggi, e anche voi aspetterete con ansia l’uscita dei numeri successivi!

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Attica

7.7

SCENEGGIATURA

8.0/10

DISEGNI

6.0/10

CURA EDITORIALE

9.0/10
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Matteo Mongiano

Appassionato/ossessionato dal Giappone e dalla cultura giapponese in generale e grande "amatore" dell'arte dei fumetti: ho trovato nei manga il perfetto connubio! Gestisco la logistica di un'azienda e passo il mio (non abbastanza) tempo libero a leggere e viaggiare! Gestisco anche una fanpage sui vari social di appassionati di parchi divertimento del mondo e scrivo saltuariamente per una rivista tecnica tedesca di settore sempre inerente ai parchi divertimento.